Una lapide di marmo posta sulla antica Casa Caccioni ricorda la nascita a Ghemme di Alessandro Antonelli dal notaio Costanzo, segretario comunale, e da Angela Bozzi, sua seconda moglie. Fu posta dall’Amministrazione comunale nel primo anniversario della morte a ricordo perenne. Il legame con Ghemme fu sempre vivo nell’architetto non solo per i rapporti di parentela ed amicizia con diverse famiglie locali ma anche per la stima di cui fu sempre circondato nel paese, che gli volle dedicare, ancora vivente, la piazza principale.
A Ghemme, per volontà di Francesco Stoppani, soprannominato l’Americano per aver fatto fortuna a New York, che lasciò un legato di 15.000 lire, l’Antonelli edificò lo Scurolo della Beata Panacea tra il 1864 ed il 1875. Dopo un progetto inziale nel 1863, l’architetto pensò ad un intervento di rifacimento totale della chiesa, della casa parrocchiale e dell’intera piazza (5 aprile 1864). Questo nuovo progetto, mai realizzato, prevedeva anche un grande pronao a colonne, una piazza porticata ed un edificio esagonale dietro il coro della chiesa, forse un battistero.
Lo Scurolo, a pianta circolare, è aperto sul lato sinistro della chiesa seicentesca all’altezza del transetto con un arco serliano ed è accessibile mediante due scale. Dal centro della navata appare in alto l’altare sormontato da una doppia urna con il corpo della beata Panacea, che attira lo sguardo dei fedeli. All’interno dodici colonne disposte circolarmente creano uno stretto deambulatorio anulare e sostengono la cupola ad esagoni schiacciati e triangoli. Sulla cima un lucernario diffonde la luce all’interno dello scurolo, scendendo dall’alto e creando giochi di ombre. Il sacello si affaccia prepotentemente nella chiesa, «sollevato da terra come una scena teatrale» (F. Rosso), evidenziando tutta la sua ricchezza plastica esaltata ancor più dalla struttura traforata di collegamento tra scurolo e chiesa.
Il corpo di Panacea è raggiungibile da due scale che abbracciano l‘altare realizzate nel secolo scorso, mentre in origine l’Antonelli le aveva ricavate sul retro dell’altare stesso. L’urna interna, seicentesca, è di legno di pero con decorazioni d’argento, quella esterna, di legno dorato, fu disegnata da don Ercole Marietti. Le due statue bianche di S. Pietro e S. Paolo, che ora si trovano ai piedi delle scalinate d’accesso, erano posizionate al posto dei due angeli ai lati dell’urna e facevano contrasto con le quattro colonne nere che sostengono il tempietto, unico ricordo dell’altare barocco della beata.
Sopra l’arcone d’ingresso si possono ammirare tre affreschi di Paolo Emilio Morgari mentre la teoria di angeli osannanti sulla cupola è di Francesco Toni di Auzate. Gli stucchi sono del decoratore Achille Scala e l’altare del marmorino Pietro Rossi. Il cantiere fu affidato a Giacomo Calcagni, assistente dell’Antonelli anche nella cupola di S. Gaudenzio a Novara.
Al termine dei lavori nel 1875 la spesa totale fu di 40.000 lire, di cui solo 400 andarono all’Antonelli per il progetto. I costi di vitto ed alloggio furono sostenuti interamente dal parroco don Felice Rossari, promotore dell’opera, che ideò anche la festa dell’offerta che si teneva alla fine della vendemmia per finanziare i lavori.
La vita di Panacea (1368-1383), nata a Quarona da padre di Cadarafagno e madre di Ghemme, che fu barbaramente uccisa dalla matrigna a soli 15 anni, è narrata nelle vetrate policrome di Pompeo Bertini, realizzate nel 1897. La pastorella, vergine e martire, è oggetto di grandissima venerazione non solo nel Novarese e nella Valsesia, come dimostrano le innumerevoli sue immagine presenti in ogni dove (alcune delle più significative sono visibili alle pareti dello scurolo).
La chiesa di S. Rocco in piazza Castello conserva un’altra opera dell’Antonelli: si tratta di un tronetto processionale, voluto anche questo da Francesco Stoppani. Fu realizzato in legno dallo scultore valsesiano Francesco Sella e dorato dal Ravetta di Novara. Sempre al Sella (1888) si deve la pregevole statua della Madonna del Rosario, custodita sull’omonimo altare della Chiesa parrocchiale, che viene portata processionalmente con il tronetto.