Dedicata a Maria Assunta, sorge in piazza Antonelli. Fu eretta a partire dal 1666 e completata a metà Settecento. La struttura è a croce latina con volta a botte e cupola sul transetto, riccamente decorate da stucchi barocchi ed affreschi settecenteschi, opera questi ultimi dei fratelli Giovannini di Varese e del Bianchi di Milano. Di particolare pregio: l'altare maggiore, in marmi policromi e bronzo, progettato da Benedetto Alfieri nel 1763; la grandiosa tela nella parete di fondo del coro, opera del 1745 di Giuseppe Antonio Pianca; gli affreschi di Giovanni Antonio De Groot nella cappella di S. Frencesco Saverio. Nelle cappelle laterali si notano affreschi e tale del 1779-1782 dei Perracino, statue di Vincenzo Ardia (S. Francesco Saverio) e di Francesco Sella (Madonna del Rosario) ed un Cristo quattrocentesco. Nall’antico oratorio della Confraternita di S. Marta, dietro l’omonima cappella, si conservano interessanti affreschi del 1543 di Giulio da Milano. La facciata è opera dell'ingegnere milanese Carlo Federico Pietrasanta.Il campanile, seicentesco fino alle campane, fu poi "bizzarramente" innalzato fra 1879 e 1884 da don Ercole Marietti.
Entrando da destra si vedono:
- la cappella del Crocifisso, con un pregevole Cristo in croce del XV secolo, già sull’architrave dell’antica parrocchiale;
- la cappella di Sant’Antonio da Padova con una interessante statua lignea dorata del ‘600;
- la cappella di San Francesco Saverio, con la statua secentesca del santo di Vincenzo Ardia di Napoli e la decorazione del pittore Giovanni Antonio De Groot;
- la cappella grande della Madonna del Rosario con statua ottocentesca del valsesiano Francesco Sella e decorazione con i misteri del Rosario dei pittori valesiani Perracino (1779).
Entrando da sinistra si vedono:
- la cappella di S. Domenico, voluta dalla Comunità di Ghemme per la protezione ottenuta contro un’epidemia del bestiame, con affreschi e tela dei Perracino (1781);
- la cappella del S. Cuore, con ancona lignea e tavola dell’antica cappella della Beata Panacea raffigurante la Madonna col Bambino fra S. Caterina e la Beata Panacea, opera di un seguace di Gaudenzio Ferrari;
- la cappella di S. Marta con affreschi e tela dei Perracino. Dietro si vede, attraverso una grata, l’antico oratorio della Confraternita di S. Marta con affreschi di Giulio da Milano (1543);
- al posto della preesistente cappella si apre lo Scurolo della Beata Panacea, opera di Alessandro Antonelli, con affreschi di Giulio Toni di Auzate e Paolo Emilio Morgari, vetrate di Pompeo Bertini (1897), stucchi di Achille Scala, altare del marmorino Pietro Rossi.
L’altare maggiore, separato dalla navata da una splendida balaustra di marmo, è opera di Benedetto Alfieri (1763). Pregevole è il coro ligneo secentesco e splendida la tela raffigurante la Madonna Assunta, opera del valsesiano Giuseppe Antonio Pianca (1743).
L’organo, sulla cantoria di destra, era in origine nel Duomo di Novara e fu qui portato nel 1870: è opera di Luigi Maroni Biroldi (circa 1834) con adattamenti dei Lingiardi.
La Sacrestia, settecentesca, è decorata da affreschi dei Perracino (1779) con fatti e personaggi legati alla vita della Beata Panacea ed al suo culto, e dotata di uno splendido mobile ligneo. All'interno si conservano alcuni "teleri" con episodi della vita della Beata Panacea.
Ai lati dell’altare maggiore si aprono:
a destra l’oratorio della Confraternita del SS. Sacramento con una interessante decorazione ad affresco ed altare di fine Settecento, ed il pavimento a mosaico (1853) di Pietro Avon;
- a sinistra l’oratorio della Confraternita di S. Marta, edificato a metà Ottocento.
Nella navata, in prossimità dello Scurolo, si nota una balaustra di marmi che circonda l’antico luogo di sepoltura della Beata Panacea realizzata nel Settecento da Innocenzo Rozzoni.
Gli altari e le balaustre sono opera di mastri marmorini viggiutesi, Argenti, Giudice, Pelagatta; le acquasantiere di Pietro Peraca.
Il campanile fu edificato fra il 1664 ed il 1665 e completato con una cuspide eclettica da don Ercole Marietti fra il 1879 ed il 1884.