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Introduzione
L'espressione "terre d'acqua" si associa immediatamente all'immagine del paesaggio primaverile della Bassa Novarese: una sterminata piana di rettangoli d'acqua che qui chiamano "il mare a quadretti". Sono le risaie, che ad aprile vengono allagate per favorire la crescita delle piantine, quando saranno emerse, coloreranno di verde brillante la pianura che sarà poi, al finire dell'estate, gialla dorata per le spighe mature. Questo paesaggio è opera dell'uomo, frutto di un lavoro lungo 500 anni, più o meno cinque secoli fa risale infatti l'introduzione del riso nel Novarese.
La storia delle risicoltura in queste terre è anche quella di un duro lavoro e di epiche lotte di braccianti e di mondine che hanno trovato eco in opere cinematografiche come "Riso amaro" con Silvana Mangano, girato nel Vercellese e in quelle letterarie come "In Risaia", romanzo del 1878 della novarese Marchesa Colombi. Infatti nel Novarese, ogni stagione, arrivavano migliaia di donne, dall'Emilia, dal Veneto e dal Bresciano.
A partire dagli anni '50 finisce un'epoca: le macchine e i prodotti chimici sostituiscono i lavori manuali.
Anche oggi che l'incalzante evoluzione tecnologica ha ridotto il numero di persone dedite alla coltura del riso, quest'ultimo continua a caratterizzare il paesaggio della zona per chilometri.

Storia
La risicoltura in Piemonte risale al 1400, quando arrivò in Italia dopo che gli arabi la importarono in Spagna e in Sicilia, ma per secoli fu contrastata dai governi con leggi severe e provvedimenti drastici perché si pensava che le acque fetide e maleodoranti delle risaie provocassero la malaria. Il Collegio dei Medici di Novara, nel 1584, dichiarava che: "…le risaie possono portare poco danno all'aere ed alla sanità universale degli uomini…soprattutto provvedendo che le acque dei risi decorrino liberamente, né in alcun modo si fermino e si impaludino…". La diagnosi era giusta, ma per altri 3 secoli si susseguirono editti, leggi e decreti contro le risaie; infatti solo alla fine del 1800 si scoprì che a causare la malaria era un particolare tipo di zanzara. Un evento importante fu la costruzione del canale Cavour nel 1866, che tuttora consente il trasferimento delle acque tra il Po, la Dora Baltea, il Sesia, il Ticino e il lago Maggiore; il suo completamento avverrà nel 1923, anno in cui a Novara venne costituito un organismo per l'autogestione delle acque.
Il riso nasce come alimento di lusso, come prodotto esotico di importazione, venduto nelle spezierie ed usato con grande parsimonia in cucina, soprattutto come ingrediente di salse e per piatti dolci con zucchero e cannella

Leggenda
La fantasia orientale ha creato molteplici leggende che vedono quasi sempre il riso come un dono delle potenze sovrannaturali. Una di queste narra che il dio Shiva creò un giorno una vergine tanto bella da chiamarla Retna Dumilla, cioè gioiello splendente; se ne innamorò e volle sposarla ma la ragazza respingeva la sua corte. Alla fine Retna acconsentì alle nozze, ma al patto che Shiva riuscisse a creare un alimento da consumarsi quotidianamente senza mai stancare. Shiva accettò ma ben presto si accorse di non riuscire a trovare un cibo che soddisfasse quella esigenza, così un giorno la costrinse alle nozze ma Retna ne morì. Sulla tomba della ragazza, quaranta giorni dopo, spuntarono delle pianticelle di una specie mai vista a cui Shiva diete nome "pari" (riso) e nelle quali sarebbe sopravvissuta l'anima di Retna. I loro semi avrebbero generato quell'alimento che, consumato ogni giorno, non avrebbe mai stancato.
Una delle più conosciute leggende indonesiane narra di sette dee che un giorno volarono giù dal cielo e si fermarono tra le colline nei pressi di Giava, videro un laghetto d'acqua chiara, e desiderarono farvi il bagno. Proprio in quel momento passava di lì un povero contadino, che stava recandosi ai suoi campi di riso, avvicinatosi in silenzio alla riva, si impadronì dei vestiti di Nawang Wulan, la più giovane e bella delle sette compagne, e li nascose tra gli alberi. Terminato il loro bagno, le dee si rivestirono e volarono di nuovo in cielo, solo Nawang Wulan (il nome significa Chiaro di Luna) rimase a terra. Pur di riavere indietro i suoi vestiti, si dichiarò disposta a sposare il contadino ma ad una condizione: non avrebbe mai dovuto aprire il coperchio della pentola in cui cuoceva il riso. Il contadino accettò, si sposarono e vissero a lungo d'amore e d'accordo. Anche gli affari andavano bene, il contadino, che prima era poverissimo, in poco tempo diventò il più ricco del villaggio: il suo magazzino era sempre pieno di riso. Non capiva come tutto ciò potesse accadere, ripensò alla promessa fatta e un giorno la curiosità lo vinse: alzò il coperchio della pentola e vide un unico chicco di riso, che continuamente si moltiplicava. Ma, prima che potesse riprendersi dallo stupore, la moglie lo scoprì con il coperchio in mano e la magia improvvisamente svanì.




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