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http://www.turismonovara.it/it/ArteStoriaScheda?Id=106 Opera dell'architetto ghemmese Alessandro Antonelli, celebre per la Mole di Torino e la Cupola di Novara, fu eretto fra il 1864 ed il 1875. Conserva affreschi di Francesco Toni (angeli osannanti sulla cupola) e Paolo Emilio Morgari (sotto l'arco all'ingresso), e vetrate policrome di Pompeo Bertini (1897), che raccontano i fatti della vita della Beata Panacea, giovane pastorella vergine e martire, uccisa dalla matrigna sui monti di Quarona, miracolosamente portata a Ghemme dopo la morte.

Lo Scurolo, a pianta circolare, è aperto sul lato sinistro della chiesa seicentesca all’altezza del transetto con un arco serliano ed è accessibile mediante due scale. Dal centro della navata appare in alto l’altare sormontato da una doppia urna con il corpo della beata Panacea, che attira lo sguardo dei fedeli. All’interno dodici colonne disposte circolarmente creano uno stretto deambulatorio anulare e sostengono la cupola ad esagoni schiacciati e triangoli. Sulla cima un lucernario diffonde la luce all’interno dello scurolo, scendendo dall’alto e creando giochi di ombre. Il sacello si affaccia prepotentemente nella chiesa, «sollevato da terra come una scena teatrale» (F. Rosso), evidenziando tutta la sua ricchezza plastica esaltata ancor più dalla struttura traforata di collegamento tra scurolo e chiesa.

Il corpo di Panacea è raggiungibile da due scale che abbracciano l‘altare realizzate nel secolo scorso, mentre in origine l’Antonelli le aveva ricavate sul retro dell’altare stesso. L’urna interna, seicentesca, è di legno di pero con decorazioni d’argento, quella esterna, di legno dorato, fu disegnata da don Ercole Marietti. Le due statue bianche di S. Pietro e S. Paolo, che ora si trovano ai piedi delle scalinate d’accesso, erano posizionate al posto dei due angeli ai lati dell’urna e facevano contrasto con le quattro colonne nere che sostengono il tempietto, unico ricordo dell’altare barocco della beata.

Sopra l’arcone d’ingresso si possono ammirare tre affreschi di Paolo Emilio Morgari mentre la teoria di angeli osannanti sulla cupola è di Francesco Toni di Auzate. Gli stucchi sono del decoratore Achille Scala e l’altare del marmorino Pietro Rossi. Il cantiere fu affidato a Giacomo Calcagni, assistente dell’Antonelli anche nella cupola di S. Gaudenzio a Novara.

Al termine dei lavori nel 1875 la spesa totale fu di 40.000 lire, di cui solo 400 andarono all’Antonelli per il progetto. I costi di vitto ed alloggio furono sostenuti interamente dal parroco don Felice Rossari, promotore dell’opera, che ideò anche la festa dell’offerta che si teneva alla fine della vendemmia per finanziare i lavori.







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