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Foto di Alessandro Vecchi (CC-BY-SA 2008) La posizione di Ghemme, lungo, la riva del fiume Sesia, è nei secoli sempre stata strategica: poneva infatti la pianura in comunicazione con la Valsesia e con i paesi d’oltre fiume, verso il Biellese e il Canavese. Per questo le sue vicende interne hanno dovuto tramandare ai posteri lunghe lotte e contese in vari momenti storici.

Il Castello-Ricetto di Ghemme si presenta come un vero e proprio borgo fortificato, ha una superficie complessiva di 12.000 mq., è di forma rettangolare con una strada centrale di spina, ed è uno dei meglio conservati del Piemonte.L’acciottolato recentemente ristrutturato e la giusta illuminazione delle vie ricreano nell'antico castello l'atmosfera dei secoli passati. Le case e le antiche cantine che ci affacciano lungo le strette strade e vicoli del castello infatti sembrano aver fermato il tempo al 1467, quando Galeazzo Maria Sforza, Duca di Milano, abitò queste contrade nel corso delle trattative per la Pace con i Savoia, la "Pace di Ghemme". Era circondato da un muro difensivo con merlatura alla ghibellina e dal fossato, dove trovavano rifugio uomini ed animali, oltre a servire come luogo di conservazione delle derrate alimentari, grani e vino. Oggi, come allora, nelle cantine del castello riposa il frutto più prezioso della Colline Novaresi, il Ghemme Docg, prodotto dal lavoro e dalla capacità dei vignaioli ghemmesi.

Il castello-ricetto di Ghemme (più “castrum” che ricetto, ovvero più castello che magazzino permanente di masserizie) nacque all’epoca delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, che segnarono tutto il territorio con saccheggi e incendi devastanti. Per raggiungerlo occorre attraversare il paese, poiché l’antico recinto rettangolare è a nord-ovest del borgo tra il corso della roggia Mora a ponente e la vasta piazza (Castello) a levante.
Si tratta di un castello antico, le cui mura di cinta, visibili ancora oggi su almeno tre lati, hanno un’altezza di circa quattro metri dal piano della strada, sorta al posto del fossato, colmato nel XIX secolo.
La parte superiore delle mura si concludeva con eleganti merlature in cotto. Il castello era circondato da un fossato interamente bagnato da acque derivanti dalla roggia Canturina e dalla fossa che circondava il paese e si immetteva nella roggia Mora.

La superficie è di 12.000 mq ed è l’unico esempio in Piemonte di fortificazione urbana complessa, con una strada al centro da cui si dipartono altre strade e vicoli secondari che danno luogo a isolati irregolari, con una serie di cortili e cortiletti. A questa strada si accedeva evidentemente con un ponte levatoio inserito in un torrione.

Agli angoli nord-ovest e sud-ovest si innalzavano due torrette cilindriche, di cui s’è conservata sola la seconda. Le mura perimetrali a scarpata nella parte inferiore sono ancora in buono stato di conservazione e tuttora visibili.

Gli edifici, con i muri di ciottoli posti a spina di pesce e intervallati da corsi di mattoni, presentano al piano inferiore, la cantina, a quello superiore l’abitazione vera e propria – a volte dotata di camino sporgente verso l’esterno – e al di sopra un “solario” per il deposito dei grani. All’interno del castello possiamo ammirare ancora oggi alcune finestre a sesto acuto, decorate esternamente con modanature o formelle in cotto. Troviamo, inoltre, al primo piano di alcune abitazioni, i caratteristici soffitti a cassettoni.
Le case di maggior pregio avevano talvolta le pareti affrescate; va ricordato che uno degli affreschi più celebri altro non è che la splendida “Deposizione” (XV secolo) conservata presso i Musei Civici di Novara.

Attualmente, il rinnovato acciottolato e l’illuminazione pubblica ricreano una suggestiva atmosfera, che riporta ai tempi passati della vita nel castello.

Bibliografia:
http://turismonovara.it/it/ArteStoriaScheda?Id=65







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